Pubblicato da: Achab | 30 agosto 2009

La cattedrale di Termoli

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STORIA

La prima chiesa venne edificata verso il VI secolo sulle rovine del tempio dedicato a Castore e Polluce mentre di una chiesa maggiore dedicata a Santa Mariae si ha notizia 1037, pochi anni dopo il Sinodo tenuto da Giovanni XIII nel 969 dove partecipò il primo vescovo di Termoli. .

L’attuale edificio venne costruito a cavallo fra il XII ed il XIII secolo ed è attribuito ad Alfano di Termoli, forse lo stesso che eseguì il ciborio sito nel Duomo di Bari.

La Cattedrale subì alcuni restauri a seguito del terremoto del 1464 e all’attacco dei turchi del 1566. Durante altri lavori nel 1760 e nel 1962 vennero trovate le reliquie rispettivamente di San Basso e San Timoteo, patroni della città.

DESCRIZIONE

La facciata della Cattedrale, con un’altezza massima di 22 metri, poggia su di un basamento posto a circa due metri da terra ed è costituita da una parte inferiore, più antica e maggiormente arricchita di lavorazioni, ed una parte superiore, più recente ed avente solo un rosone.

Nella parte inferiore vi sono sette arcate a ghiera aventi delle bifore ognuna diversa dalle altre e decorate con foglie d’acanto e figure umane mentre l’arcata centrale, più grande rispetto alle altre, ha un portale a fasci di colonnine. L’iscrizione sita in una delle lunette delle bifore ricorda Stasio Grimaldi di Giovanni che contribuì finanziaramente al cantiere del Duomo.

L’interno è stato portato allo stato originario a seguito dei lavori di ristrutturazione iniziati sin dal 1932 e che hanno portato all’abbattimento delle volte e dei sostegni postumi. La pianta della Cattedrale è basilicale a tre navate e tre absidi semicircolari con pilastri a base circolare.

Lo spazio del presbiterio è amplissimo e appare eccessivamente rialzato rispetto all’area assembleare. L’interno ha subito nei secoli numerosi rimaneggiamenti, il più cospicuo e devastante dei quali nel XVIII secolo, quando subì una trasformazione barocca, rimossa negli anni ’30 del XX secolo.

In quell’occasione vennero alla luce i resti delle absidi e dei mosaici pavimentali dell’edificio preesistente. Questo intervento, che fu realizzato essendo vescovo Mons. Oddo Bernacchia (1924-62) implicò un restauro stilistico radicale, con ricostruzione delle capriate della navata centrale, le colonne e il pavimento.

Il presbiterio fu ampliato e sopraelevato di 170 cm rispetto al piano dell’aula assembleare (si ipotizza che furono aggiunti sei gradini rispetto alla quota originaria del presbiterio) mentre fu abbassato il livello della chiesa inferiore.

Gli undici gradini che separano la navata principale dal complesso presbiterio-absidi costituiscono l’immagine emergente dello spazio architettonico. L’intervento di adeguamento ha cercato di superare l’immagine di separazione introdotto dall’alta scalinata per ricomporre un’idea di unitarietà e di consentire un’individuazione visiva che esaltasse il “segno” costituito dai diversi poli liturgici. «Con dovuta umiltà – scrive il progettista dell’intervento,
arch. Eugenio Abruzzini – si è cercato di comporre le esigenze della “Chiesa oggi” evitando interventi non corrispondenti a una filosofia di conservazione del patrimonio, ma senza rinunciare ad innovare la qualità dello spazio in relazione alle azioni liturgiche».

Le due navate laterali terminano con piccole absidi nelle quali sono stati collocati a destra il fonte battesimale e a sinistra la custodia eucaristica. L’altare è stato arretrato di circa 1,5 metri. L’ambone è stato posto come mediazione dialogica nei pressi dell’assemblea. Una loggia, posata sui gradini esistenti, ha ridotto almeno visivamente la separazione tra aula e presbiterio.

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